abbiamo diritto all’oblio

la tua voce s’e’ fusa al brivido dei rovi
raggelati dal vento di tramontana.
la luce dalle nubi le da’ colori nuovi,
il chiarore del cielo s’e’ fatto tarlatana

tutto e’ assoluto, tutto si scioglie
senza nemmeno lacrime solventi,
basta il tempo liscio che distoglie
da cio’ a cui eravamo gia’ disattenti.

Belle son le cose adesso, bello
il verde profondo del mio rivo,
e il pioppo li’ come un barracello

ed io sotto di lui,sto seduto assorto,
penso all’unico mio torto : esser vivo
e all’unica tua ragione: pensarmi morto.

Pubblicato in:  on Venerdì 4 Aprile, 2008 at 12:08 pm Lascia un Commento
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nèfesh hachaiyàh ( anima vivente)

possibile che dal soffio primordiale

si arrivi all’alito di malato,

all’odore di tombino scoperchiato,

di sudore mortifero di piaga,

che hanno le ferite dell’anima ?

e quello spirito del mondo,

quel vento mistico, possibile

che porti con se qualcosa di mortale?

come fegato beccato dall’aquila,

ti rigeneri, per farci soffrire

ed e’ in quel soffrire che rinasciamo?

anche noi, tecnici, tecnoidi,

ma in fondo umani?

anche noi, in fondo ancora

spettinati dal tuo respiro?

Pubblicato in:  on Mercoledì 2 Aprile, 2008 at 6:14 pm Lascia un Commento
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Perinde ac cadaver ( come un cadavere)

e’ vecchio lo specchio del mio bagno

qualche ragno ha steso la sua tela,

sulla polverosa ed erosa cornice,

di cui la vernice e’ ricordo lontano.

l’artigiano dice che non c’e’ modo,

non basta qualche chiodo e un po’ di colla,

l’argento e’ ossidato, la struttura crolla,

persino la piastrella che lo sostiene,

poverella , e’ da buttare, non conviene.

Scaltro sarebbe comperarne un altro,

adattare quello dell’altra stanza,

ma son costretto a dargli torto,

cambiarebbe tutta la sua sostanza,

su uno nuovo non mi ritrovo,

mi vedrei normale, vivo che sara’ morto
non quell’immagine confusa

annerita di caligine, ombrosa,

che mi fa ancor viandante dimesso

che si sofferma in bagno

non per il cesso in se stesso,

ma per quel ragno, per quel vecchiume,

quelle zanzare intorno al paralume,

non per lavare ma per le schiume

di certi saponi rubati agli alberghi,

per i gerghi che usan i rubinetti,

che gli specchi nuovi e perfetti

non sanno interpretare,

come un cadavere di scarrafone

che vive nuovamente

quando vortica nello sciacquone

cosi’ io, di cose morte ho bisogno

per vivere il sogno, per non avere meta,

per resuscitarle all’immaginazione

per sentirmi dio, per la mia genesi

per la mia ri- creazione.

Pubblicato in:  on Lunedì 31 Marzo, 2008 at 12:07 pm Lascia un Commento
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il silenzio

si infila dritto come una spada,

diventa curva corazza,

si infiamma senza luce

bruciando cio’ che e’ dentro:

sensi e sentimenti.

sentinella delle paure,

guardiano delle ansie,

fissa il nostro confine,

vede

i nostri prati di speranze

diventare pietraia,

le nostre fedi polverizzarsi,

Le nostre stelle spegnersi.

Il soldato diventera’ nostra maesta’.

La nostra testa sara’ troppo pesante

per rialzarla ancora.

Pubblicato in:  on Domenica 30 Marzo, 2008 at 3:25 pm Lascia un Commento
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