Il tempo unico, zetetico, e’ dopo il tramonto
quando non rispondo piu’ a comando
affioro pensando: non son solo pondo.
Lavorando , stando con gli altri parlando
mi rendo conto che solo uno spazio
mi resta in questo strazio fra l’agro e il ponto.
Il territorio del tramonto.
E in quell’ora e poche dopo,le ore delle sera,
posso viver veramente e raccontare
dell’amore, del suo esistere e cercare,
dell’amore che non viene per riempire,
dell’amore che arriva per svuotare.
perche’ l’amore non e’ per nostro colmo,
per nostra completezza, non e’ quel che vuoi
la ragione di ogni carezza e’ travaso di noi
in altro, in un altrui.
Solo se siamo vuoti e smarriti, frullati
come frutti tra i flutti di un mare sconosciuto,
quando a quel mare affidiamo la vita,
riusciamo ad amare.
Quando capiamo che amare non e’
bruciare la carne sullo stesso rogo,
che non e’ legare e legarsi ad un giogo,
quando scopriamo con amarezza
e preoccupazione che l’amore non e’
comprensione, non e’ tenerezza,
non e’ silenzio o giuramento,
non e’ assenzio o firmamento,
ma e’ violare ed essere violati,
sguarnire il confine, invadere
ed esser invasi, non clandestini
trasportatori di animi confiscati,
ma uomini liberi, amanti dannati.