siproite e delia

tu sei luce,nata dove luce non c’era,

protettrice e guerriera, colei che conduce,

con gl’occhi d’allegra malinconia infelice,

sei disegno di ballerina in controluce,

conquisti da regina il regno dei sogni,

negl’occhi resti, come dei trapezisti

restan sospesi ricordi la rete,

il telone la scritta ” circo togni” e non li scordi.

Eppure tu, che sazi la sete,

strumento che t’accordi a una carezza,

di me siproite hai scritto il destino,

so benissimo che la bellezza

ha sempre occhi d’assassino.

Pubblicato in:  on Lunedì 7 Aprile, 2008 at 11:20 am Lascia un Commento
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achtung (rispetto)

tu che mi guardi, che vedi?

un uomo del secolo scorso?

vedi cio’ che non vorresti vedere ?

e se mi ascolti, ascolti cio’ che non vorresti sentire?

io non ho un immagine di me,

il consumismo non mi ha eroso,

non vengo incontro alle esigenze,

non do’ piu’ peso alle apparenze,

ti han fatto credere che le cose van cambiate

che i vestiti si buttan via ancora buoni,

che certe scarpe non si portan piu’ ,

e tu che mi indossi come le pedule,

per qualche gita nella montagna del pensiero,

tu mi cambierai per un paio di scarpe da trekking

giovani e colorate.

Ti han convinta a consumare ma non fino all’usura,

ti han convinta a cambiare perche’ non cambi nulla,

ti han convinta a restare giovane

perche’ cio’ che e’ vecchio e’ da buttare.

Io non sono un genere di consumo,

io non ho confuso la produzione

con la distruzione.

Io mi tengo tutto, le mie giacche

le mie scarpe, la mia radio.

E tengo me stesso,

con lo stesso rispetto per le mie cose.

E per te.

Pubblicato in:  on at 6:20 am Lascia un Commento
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abbiamo diritto all’oblio

la tua voce s’e’ fusa al brivido dei rovi
raggelati dal vento di tramontana.
la luce dalle nubi le da’ colori nuovi,
il chiarore del cielo s’e’ fatto tarlatana

tutto e’ assoluto, tutto si scioglie
senza nemmeno lacrime solventi,
basta il tempo liscio che distoglie
da cio’ a cui eravamo gia’ disattenti.

Belle son le cose adesso, bello
il verde profondo del mio rivo,
e il pioppo li’ come un barracello

ed io sotto di lui,sto seduto assorto,
penso all’unico mio torto : esser vivo
e all’unica tua ragione: pensarmi morto.

Pubblicato in:  on Venerdì 4 Aprile, 2008 at 12:08 pm Lascia un Commento
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nèfesh hachaiyàh ( anima vivente)

possibile che dal soffio primordiale

si arrivi all’alito di malato,

all’odore di tombino scoperchiato,

di sudore mortifero di piaga,

che hanno le ferite dell’anima ?

e quello spirito del mondo,

quel vento mistico, possibile

che porti con se qualcosa di mortale?

come fegato beccato dall’aquila,

ti rigeneri, per farci soffrire

ed e’ in quel soffrire che rinasciamo?

anche noi, tecnici, tecnoidi,

ma in fondo umani?

anche noi, in fondo ancora

spettinati dal tuo respiro?

Pubblicato in:  on Mercoledì 2 Aprile, 2008 at 6:14 pm Lascia un Commento
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