maretta

li chiusa tra le maglie fitte di pescatore,

prigioniera sei,

lampara,

al vento della sera

che spande i tuoi lampi nel deserto.

profumo di una chimera,

quando ti rivedi bambina

in quel mare a dipingere

sabbie e sguazzare.

E quel profumo libero da respirare,

non questa vita,

da ingollare,

piena di gente da sostenere,

troppo umana da sopportare.

Pubblicato in: on Venerdì 23 Maggio, 2008 at 8:10 pm Commenti (0)
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L’amore al tramonto

Il tempo unico, zetetico, e’ dopo il tramonto

quando non rispondo piu’ a comando

affioro pensando: non son solo pondo.

Lavorando , stando con gli altri parlando

mi rendo conto che solo uno spazio

mi resta in questo strazio fra l’agro e il ponto.

Il territorio del tramonto.

E in quell’ora e poche dopo,le ore delle sera,

posso viver veramente e raccontare

dell’amore, del suo esistere e cercare,

dell’amore che non viene per riempire,

dell’amore che arriva per svuotare.

perche’ l’amore non e’ per nostro colmo,

per nostra completezza, non e’ quel che vuoi

la ragione di ogni carezza e’ travaso di noi

in altro, in un altrui.

Solo se siamo vuoti e smarriti, frullati

come frutti tra i flutti di un mare sconosciuto,

quando a quel mare affidiamo la vita,

riusciamo ad amare.

Quando capiamo che amare non e’

bruciare la carne sullo stesso rogo,

che non e’ legare e legarsi ad un giogo,

quando scopriamo con amarezza

e preoccupazione che l’amore non e’

comprensione, non e’ tenerezza,

non e’ silenzio o giuramento,

non e’ assenzio o firmamento,

ma e’ violare ed essere violati,

sguarnire il confine, invadere

ed esser invasi, non clandestini

trasportatori di animi confiscati,

ma uomini liberi, amanti dannati.

Pubblicato in: on Domenica 11 Maggio, 2008 at 9:02 pm Commenti (0)
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siproite e delia

tu sei luce,nata dove luce non c’era,

protettrice e guerriera, colei che conduce,

con gl’occhi d’allegra malinconia infelice,

sei disegno di ballerina in controluce,

conquisti da regina il regno dei sogni,

negl’occhi resti, come dei trapezisti

restan sospesi ricordi la rete,

il telone la scritta ” circo togni” e non li scordi.

Eppure tu, che sazi la sete,

strumento che t’accordi a una carezza,

di me siproite hai scritto il destino,

so benissimo che la bellezza

ha sempre occhi d’assassino.

Pubblicato in: on Lunedì 7 Aprile, 2008 at 11:20 am Commenti (0)
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achtung (rispetto)

tu che mi guardi, che vedi?

un uomo del secolo scorso?

vedi cio’ che non vorresti vedere ?

e se mi ascolti, ascolti cio’ che non vorresti sentire?

io non ho un immagine di me,

il consumismo non mi ha eroso,

non vengo incontro alle esigenze,

non do’ piu’ peso alle apparenze,

ti han fatto credere che le cose van cambiate

che i vestiti si buttan via ancora buoni,

che certe scarpe non si portan piu’ ,

e tu che mi indossi come le pedule,

per qualche gita nella montagna del pensiero,

tu mi cambierai per un paio di scarpe da trekking

giovani e colorate.

Ti han convinta a consumare ma non fino all’usura,

ti han convinta a cambiare perche’ non cambi nulla,

ti han convinta a restare giovane

perche’ cio’ che e’ vecchio e’ da buttare.

Io non sono un genere di consumo,

io non ho confuso la produzione

con la distruzione.

Io mi tengo tutto, le mie giacche

le mie scarpe, la mia radio.

E tengo me stesso,

con lo stesso rispetto per le mie cose.

E per te.

Pubblicato in: on at 6:20 am Commenti (0)
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abbiamo diritto all’oblio

la tua voce s’e’ fusa al brivido dei rovi
raggelati dal vento di tramontana.
la luce dalle nubi le da’ colori nuovi,
il chiarore del cielo s’e’ fatto tarlatana

tutto e’ assoluto, tutto si scioglie
senza nemmeno lacrime solventi,
basta il tempo liscio che distoglie
da cio’ a cui eravamo gia’ disattenti.

Belle son le cose adesso, bello
il verde profondo del mio rivo,
e il pioppo li’ come un barracello

ed io sotto di lui,sto seduto assorto,
penso all’unico mio torto : esser vivo
e all’unica tua ragione: pensarmi morto.

Pubblicato in: on Venerdì 4 Aprile, 2008 at 12:08 pm Commenti (0)
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nèfesh hachaiyàh ( anima vivente)

possibile che dal soffio primordiale

si arrivi all’alito di malato,

all’odore di tombino scoperchiato,

di sudore mortifero di piaga,

che hanno le ferite dell’anima ?

e quello spirito del mondo,

quel vento mistico, possibile

che porti con se qualcosa di mortale?

come fegato beccato dall’aquila,

ti rigeneri, per farci soffrire

ed e’ in quel soffrire che rinasciamo?

anche noi, tecnici, tecnoidi,

ma in fondo umani?

anche noi, in fondo ancora

spettinati dal tuo respiro?

Pubblicato in: on Mercoledì 2 Aprile, 2008 at 6:14 pm Commenti (0)
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Perinde ac cadaver ( come un cadavere)

e’ vecchio lo specchio del mio bagno

qualche ragno ha steso la sua tela,

sulla polverosa ed erosa cornice,

di cui la vernice e’ ricordo lontano.

l’artigiano dice che non c’e’ modo,

non basta qualche chiodo e un po’ di colla,

l’argento e’ ossidato, la struttura crolla,

persino la piastrella che lo sostiene,

poverella , e’ da buttare, non conviene.

Scaltro sarebbe comperarne un altro,

adattare quello dell’altra stanza,

ma son costretto a dargli torto,

cambiarebbe tutta la sua sostanza,

su uno nuovo non mi ritrovo,

mi vedrei normale, vivo che sara’ morto
non quell’immagine confusa

annerita di caligine, ombrosa,

che mi fa ancor viandante dimesso

che si sofferma in bagno

non per il cesso in se stesso,

ma per quel ragno, per quel vecchiume,

quelle zanzare intorno al paralume,

non per lavare ma per le schiume

di certi saponi rubati agli alberghi,

per i gerghi che usan i rubinetti,

che gli specchi nuovi e perfetti

non sanno interpretare,

come un cadavere di scarrafone

che vive nuovamente

quando vortica nello sciacquone

cosi’ io, di cose morte ho bisogno

per vivere il sogno, per non avere meta,

per resuscitarle all’immaginazione

per sentirmi dio, per la mia genesi

per la mia ri- creazione.

Pubblicato in: on Lunedì 31 Marzo, 2008 at 12:07 pm Commenti (0)
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il silenzio

si infila dritto come una spada,

diventa curva corazza,

si infiamma senza luce

bruciando cio’ che e’ dentro:

sensi e sentimenti.

sentinella delle paure,

guardiano delle ansie,

fissa il nostro confine,

vede

i nostri prati di speranze

diventare pietraia,

le nostre fedi polverizzarsi,

Le nostre stelle spegnersi.

Il soldato diventera’ nostra maesta’.

La nostra testa sara’ troppo pesante

per rialzarla ancora.

Pubblicato in: on Domenica 30 Marzo, 2008 at 3:25 pm Commenti (0)
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