e’ vecchio lo specchio del mio bagno
qualche ragno ha steso la sua tela,
sulla polverosa ed erosa cornice,
di cui la vernice e’ ricordo lontano.
l’artigiano dice che non c’e’ modo,
non basta qualche chiodo e un po’ di colla,
l’argento e’ ossidato, la struttura crolla,
persino la piastrella che lo sostiene,
poverella , e’ da buttare, non conviene.
Scaltro sarebbe comperarne un altro,
adattare quello dell’altra stanza,
ma son costretto a dargli torto,
cambiarebbe tutta la sua sostanza,
su uno nuovo non mi ritrovo,
mi vedrei normale, vivo che sara’ morto
non quell’immagine confusa
annerita di caligine, ombrosa,
che mi fa ancor viandante dimesso
che si sofferma in bagno
non per il cesso in se stesso,
ma per quel ragno, per quel vecchiume,
quelle zanzare intorno al paralume,
non per lavare ma per le schiume
di certi saponi rubati agli alberghi,
per i gerghi che usan i rubinetti,
che gli specchi nuovi e perfetti
non sanno interpretare,
come un cadavere di scarrafone
che vive nuovamente
quando vortica nello sciacquone
cosi’ io, di cose morte ho bisogno
per vivere il sogno, per non avere meta,
per resuscitarle all’immaginazione
per sentirmi dio, per la mia genesi
per la mia ri- creazione.