Umano Troppo Umano.
Segno e interferenza
Ogni secondo che passa
senza di te
e’ un inno alla liberta’.
Ogni ora una vittoria,
ogni giorno un trionfo.
Sentono le mie dita
l’addio dell’ ansia,
Respirano piano
i miei timpani
senza piu’ il terrore
della tua voce.
Senza te, finalmente.
Sporco del mio mondo,
Sono libero e civile.
Con le costole rotte
e il respiro mozzato,
t’ho chiamata.
Con i nervi delle mani
sfranti,
ti ho scritto.
Quale dolore mi spetta,
per ascoltarti dire
ti amo?
e’ l’emozione che sconfina,
e’ del senso di esistere in rivolta.
E’ il sentimento che, offeso,
e’ diventato orgia.
E’ il giusto contro quello giusto
e’ all’ora giusta contro l’ora giusta.
E’ nel luogo giusto contro il luogo giusto.
E’ suprema giustizia dell’umano, l’ira.
E’ La sua fine ed il suo oltre.
La luce e’ malata, onda fessurata,
malate sono dunque le stelle.
Il tempo e’ malato, vissuto
sopra pelle, in spazio minuto.
gli dei sono malati, umanizzati,
mostri golosi,ingiusti, capricciosi.
Resta l’accidia, unica forma nuda
della vita vera, unica forma vera,
unico personaggio in scena.
Vivere,non vale piu’ la pena.
Esistere è sopravvivere,appena.
li chiusa tra le maglie fitte di pescatore,
prigioniera sei,
lampara,
al vento della sera
che spande i tuoi lampi nel deserto.
profumo di una chimera,
quando ti rivedi bambina
in quel mare a dipingere
sabbie e sguazzare.
E quel profumo libero da respirare,
non questa vita,
da ingollare,
piena di gente da sostenere,
troppo umana da sopportare.
Il tempo unico, zetetico, e’ dopo il tramonto
quando non rispondo piu’ a comando
affioro pensando: non son solo pondo.
Lavorando , stando con gli altri parlando
mi rendo conto che solo uno spazio
mi resta in questo strazio fra l’agro e il ponto.
Il territorio del tramonto.
E in quell’ora e poche dopo,le ore delle sera,
posso viver veramente e raccontare
dell’amore, del suo esistere e cercare,
dell’amore che non viene per riempire,
dell’amore che arriva per svuotare.
perche’ l’amore non e’ per nostro colmo,
per nostra completezza, non e’ quel che vuoi
la ragione di ogni carezza e’ travaso di noi
in altro, in un altrui.
Solo se siamo vuoti e smarriti, frullati
come frutti tra i flutti di un mare sconosciuto,
quando a quel mare affidiamo la vita,
riusciamo ad amare.
Quando capiamo che amare non e’
bruciare la carne sullo stesso rogo,
che non e’ legare e legarsi ad un giogo,
quando scopriamo con amarezza
e preoccupazione che l’amore non e’
comprensione, non e’ tenerezza,
non e’ silenzio o giuramento,
non e’ assenzio o firmamento,
ma e’ violare ed essere violati,
sguarnire il confine, invadere
ed esser invasi, non clandestini
trasportatori di animi confiscati,
ma uomini liberi, amanti dannati.
tu sei luce,nata dove luce non c’era,
protettrice e guerriera, colei che conduce,
con gl’occhi d’allegra malinconia infelice,
sei disegno di ballerina in controluce,
conquisti da regina il regno dei sogni,
negl’occhi resti, come dei trapezisti
restan sospesi ricordi la rete,
il telone la scritta ” circo togni” e non li scordi.
Eppure tu, che sazi la sete,
strumento che t’accordi a una carezza,
di me siproite hai scritto il destino,
so benissimo che la bellezza
ha sempre occhi d’assassino.
tu che mi guardi, che vedi?
un uomo del secolo scorso?
vedi cio’ che non vorresti vedere ?
e se mi ascolti, ascolti cio’ che non vorresti sentire?
io non ho un immagine di me,
il consumismo non mi ha eroso,
non vengo incontro alle esigenze,
non do’ piu’ peso alle apparenze,
ti han fatto credere che le cose van cambiate
che i vestiti si buttan via ancora buoni,
che certe scarpe non si portan piu’ ,
e tu che mi indossi come le pedule,
per qualche gita nella montagna del pensiero,
tu mi cambierai per un paio di scarpe da trekking
giovani e colorate.
Ti han convinta a consumare ma non fino all’usura,
ti han convinta a cambiare perche’ non cambi nulla,
ti han convinta a restare giovane
perche’ cio’ che e’ vecchio e’ da buttare.
Io non sono un genere di consumo,
io non ho confuso la produzione
con la distruzione.
Io mi tengo tutto, le mie giacche
le mie scarpe, la mia radio.
E tengo me stesso,
con lo stesso rispetto per le mie cose.
E per te.